il gioco

Se pensiamo alla parola “infanzia” uno dei primi termini che vengono richiamati alla nostra mente è sicuramente “gioco”. Basta osservare un gruppo di piccoli per accorgersi di quanto tempo, energia e concentrazione vi dedichino. Ma siamo sicuri che per loro sia davvero solo “giocare”, così come lo intendiamo noi adulti?

Il termine gioco – dal latino iŏcus – nel corso dei secoli ha assunto significati diversi. Per un adulto spesso coincide con svago, pausa, distrazione dagli impegni. Per il bambino, invece, è qualcosa di molto più serio. Non gioca per evadere dalla realtà, ma per entrarci dentro, per capirla, per farne parte.

Maria Montessori racconta un episodio molto significativo nel suo libro Il segreto dell’infanzia. Nelle sue scuole aveva messo a disposizione dei bambini giocattoli splendidi, curati nei minimi dettagli. Eppure, con sua grande sorpresa, nessuno sembrava davvero interessato. Provò persino a coinvolgerli direttamente: mostrò come usare il piccolo vasellame, accese il fuoco nella cucina giocattolo, sistemò con cura una bambola accanto. I bambini si fermavano un attimo, poi si allontanavano. Non sceglievano quei giochi spontaneamente.

Da questa osservazione nacque una riflessione profonda: forse il gioco, inteso come semplice passatempo, non è ciò che davvero risponde ai bisogni più autentici del bambino. Un po’ come per noi adulti una partita a scacchi o a carte è piacevole nel tempo libero, ma non sarebbe altrettanto entusiasmante se fosse l’unica cosa da fare tutto il giorno.

Il bambino, invece, ha davanti a sé qualcosa di più urgente: crescere. Ogni minuto per lui è prezioso, perché rappresenta un passaggio da una fase di sviluppo a un’altra. È naturalmente attratto da attività che gli permettono di fare, provare, ripetere, migliorare. Ha bisogno di esperienze concrete, costruttive, che lo aiutino a diventare sempre più autonomo e competente.

Ecco perché Montessori fa una distinzione importante: il gioco è il lavoro del bambino. Quello che a noi può sembrare un semplice gioco, per lui è un’attività serissima. È attraverso il gioco che esplora, manipola, comprende la realtà.

Un aspetto fondamentale è la concentrazione. Avete mai notato come un bambino possa ripetere la stessa attività decine di volte senza annoiarsi? Non lo fa per raggiungere un obiettivo esterno, ma perché nel ripetere quel gesto sta affinando i movimenti, coordinando meglio il corpo, rafforzando la fiducia in sé. La gioia che prova nasce proprio dal sentirsi capace, dal dare forma alle proprie energie interiori.

Il gioco non è tempo perso. È il modo più naturale e potente attraverso cui il bambino costruisce sé stesso. Giocando, sta lavorando alla propria crescita, un passo alla volta.

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